La nostra impronta sul mondo (parte I)
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Sostenibilità
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di Claudio Romano

La nostra impronta sul mondo (parte I)

Una delle consapevolezze che dobbiamo acquisire per il nostro futuro è che tutto quello che facciamo ha un peso in termini di impatto ambientale. Ovviamente si tratta di un piccolo danno in termini di emissioni di anidride carbonica, ma moltiplicato per una scala più ampia rende il fenomeno alquanto preoccupante. Prendere l’auto per recarsi al lavoro, mangiare carne rossa, guardare in alta definizione la televisione: tutto ha un prezzo da pagare per anidride carbonica emessa, uno dei gas serra che sta creando le condizioni per il riscaldamento globale. Un tema che dobbiamo affrontare subito per il nostro futuro.

Gli anglosassoni, particolarmente portati per le definizioni sintetiche, la chiamano la “carbon footprint”, letteralmente l’impronta di carbonio. Si tratta di un parametro che viene utilizzato per stimare le emissioni di gas serra causate da un prodotto, un servizio, un evento o un individuo, ed è calcolata generalmente in tonnellate di CO2. Ad essere precisi si calcola l’effetto di tutti i gas serra, prendendo a riferimento l’effetto della sola anidride carbonica. Si, perché in realtà i gas serra sono diversi e tutti dannosi. C’è il metano, l’ossido nitroso, i famosi (famigerati) idrofluorocarburi, i c.d freon che sono stati lungamente utilizzati negli impianti di raffreddamento dei circuiti frigoriferi. Per questo si parla di CO2 equivalente, intendendo l’effetto di tutti i gas serra rapportati all’anidride carbonica.

 

Ogni nostra azione ha un peso sul pianeta

Insomma, proprio come quando ci muoviamo sul terreno lasciamo un’impronta, anche quando compiamo una qualunque azione siamo “colpevoli” di immettere gas serra nell’ambiente. Prendere coscienza di questo impatto è utile, proprio per capire meglio quanto pesano sul nostro pianeta alcune delle azioni più comuni che compiamo tutti i giorni.

Per il futuro dovremo individuare le aree di riduzione e abituarci a ridurre le emissioni, utilizzando fonti di energia più pulite e con un più basso impatto ambientale e soprattutto investire sugli strumenti che abbiamo per assorbire anidride carbonica dall’atmosfera.

Il primo imputato: l’automobile

Spostarsi per lavoro dall’hinterland alla città. Una pratica quotidiana decisamente comune per milioni di lavoratori che in questo periodo si è sensibilmente ridotta a causa della pandemia in corso.
Poniamo il caso, non proibitivo, di una media di 20 km a tratta per recarsi sul posto di lavoro: fanno 40 km al giorno. E il mezzo con cui ci si sposta? Questo è ovviamente un elemento variabile. Una piccola auto a benzina di piccola cilindrata (fino a 1400 cc) “costa” 7 kg di CO2 al giorno. Un'auto a benzina di grande cilindrata (superiore a 2100 cc) pesa oltre 9 kg di CO2, che diventano 8 kg per un’auto diesel di pari cilindrata e 7 kg per una GPL. E gli scooter? Qui il nostro pendolare oscilla tra i 4 kg e i 6 kg a seconda della cilindrata del mezzo, fino a 125 cc e oltre i 500 cc.

E un viaggio più lungo, tipo le vacanze al mare? Qui le cose peggiorano esponenzialmente. Per raggiungere il mare più vicino, coprendo una distanza di circa 200 km (quella che separa Milano dalla Liguria ad esempio) i kg diventano 38 per una grande auto diesel e 44 per una benzina. E per un viaggio estivo? Per andare a Napoli un cittadino milanese con auto a benzina di elevata cilindrata “brucia” 171 kg di CO2.

Sempre più sostenibili: il treno e l’aereo

Un viaggio di lavoro o una piacevole gita in una città d’arte in treno? Anche qui ci sono costi in termini di emissioni di gas serra. Per andare da Milano a Napoli un passeggero di un treno alta velocità “emette” 82 kg di CO2. Comprensibilmente, con l’aereo l’impatto aumenta e i kg diventano 111. E con le distanze l’impronta diventa sempre più grande. Un volo Londra – New York? Sono 649 kg di CO2. Va comunque sottolineato che le statistiche di emissione su treni e aerei sono molto oscillanti, in quanto il carico va suddiviso per il numero di viaggiatori che, soprattutto per i mezzi più grandi, è molto elevato. I numeri, quindi sono confortanti: in generale treni e aerei stanno diventando sempre più sostenibili. Un motivo in più per tornare a prenderli quando potremo viaggiare di nuovo.



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