Earth Overshoot Day: consumiamo come se avessimo un pianeta di riserva
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Sostenibilità

Earth Overshoot Day: consumiamo come se avessimo un pianeta di riserva

Viviamo, produciamo e consumiamo pensando solo al “qui ed ora”. È la dura e inaccettabile verità che, da secoli, guida il nostro agire. A dimostrarlo anche quest’anno la data dell’Earth Overshoot Day che segna il termine entro cui abbiamo utilizzato tutte le risorse biologiche. La deadline di quest’anno è il 29 luglio, poi andremo a debito. Un debito che non possiamo più sostenere.

Viviamo, produciamo e consumiamo pensando solo al “qui ed ora”. È la dura e inaccettabile verità che, da secoli, guida il nostro agire.

A dimostrarlo anche quest’anno la data dell’Earth Overshoot Day che segna il termine entro cui abbiamo utilizzato tutte le risorse biologiche che gli ecosistemi del pianeta possono rigenerare nel corso di un intero anno e iniziamo ad indebitarci con il nostro futuro, erodendo il capitale naturale.

La deadline di quest’anno è il 29 luglio, da tale momento e fino alla fine dell’anno inizieremo a prendere in prestito le risorse dalle prossime generazioni operando in debito ecologico.

Come viene calcolato il giorno in cui consumiamo le risorse dell’anno?

L’Overshoot Day viene calcolato dal Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che da anni redige il “bilancio naturale” della Terra, dividendo la biocapacità del Pianeta per l'impronta ecologica dell'umanità e moltiplicando per il numero di giorni in un anno. Per biocapacità si intende la quantità di risorse ecologiche che la Terra è in grado di generare in un dato anno, che comprende anche la sua capacità di assorbire le emissioni di CO2, mentre l’impronta ecologica indica la quantità di risorse che l’umanità consuma, ad esempio, per cibo, legname, fibre, nonché per lo spazio occupato per le infrastrutture. Se la domanda di risorse ecologiche supera l’offerta, siamo di fronte ad un deficit ecologico, in altre parole spendiamo più delle risorse che abbiamo e immettiamo in atmosfera CO2 in quantità maggiore rispetto alla capacità che il pianeta ha di assorbirla. Un debito che costantemente si ripete ogni anno nel recente passato dell’umanità, ma non è sempre stato così.

Tornare a vivere in equilibrio con la Terra

Per migliaia di anni l’uomo ha vissuto in equilibrio con il pianeta, riuscendo a vivere senza compromettere il suo capitale naturale. È dalla seconda metà del XX secolo che le cose sono iniziate a cambiare. Nel 1970, ad esempio, l’Earth Overshootday è stato il 1° gennaio il che significa che a tale data il bilancio della terra era in pareggio, ma da quel momento si è assistito ad un inesorabile spostamento indietro nel calendario. Solo nel 2020 a causa delle restrizioni dovute alla pandemia, si è potuto riscontrare un arretramento rispetto agli anni precedenti. Il giorno del sovrasfruttamento della Terra è stato infatti il 22 agosto, ben 24 giorni dopo quello del 2019, una contrazione dovuta ad un fatto congiunturale ed eccezionale come l’emergenza sanitaria e non ad interventi strutturali in grado di ripensare in chiave sostenibile il modo di produrre e fare economia, tanto che, allentate le misure restrittive, le cose sono tornate alla solita “normalità” e la data si è nuovamente affiancata a quella di due anni fa.

Consumiamo il 74% in più. Cosa possiamo fare?

Il bilancio della Terra anche per quest’anno è quindi in rosso. L’umanità attualmente utilizza il 74% in più di risorse di quello che gli ecosistemi possono rigenerare, in altre parole consumiamo come se avessimo a disposizione più di una Terra, “1,7 Terre” per la precisione.

Naturalmente non possiamo continuare a vivere sovrasfruttando il pianeta: è ora di cambiare e ritrovare quell’equilibrio da troppo tempo perso. Un obiettivo che si pone la campagna #Movethedate, legata alla comunicazione dell’Overshoot Day, la quale invita chiunque a fare la propria parte per cominciare a spingere più in là, durante l’anno, la data di fine delle risorse annuali. Secondo il Global Footprint Network nulla è ancora perduto “a condizione che agiamo ora, attraverso piccoli e grandi passi, ma agiamo semplicemente, nessuna scusa per non farlo”. Se riuscissimo a spostare la data di 5 giorni ogni anno, l’umanità potrebbe vivere entro la capacità del pianeta prima del 2050.

E allora da dove iniziamo?

L’organizzazione ha individuato cinque aree chiave (pianeta, città, energia, cibo, popolazione) e delle azioni ad esse collegate dalle quali partire per un futuro migliore, calcolando il loro impatto sullo spostamento in avanti della data. Ad esempio, il rimboschimento di 350 milioni di ettari di foresta sposterebbe di 8 giorni la data dell'Overshoot Day, mentre sarebbero 13 i giorni “guadagnati” se in tutto il mondo venisse ridotta l’impronta ecologica alla guida del 50% e un terzo dei chilometri percorsi in auto fosse sostituito dai mezzi pubblici e il resto da biciclette e camminate. Ridurre del 50% il consumo globale di carne sostituendo queste calorie con una dieta vegetariana sposterebbe invece in avanti il sovrasfruttamento di 17 giorni, la data farebbe, però, un vero salto se venisse ridotta del 50% la componente di carbonio dell'impronta ecologica dell'umanità, in tal caso avremo regalato alla Terra ben 93 giorni.

 

Tutto questo fa capire che agire è ancora possibile, che già si conoscono le “ricette” per guarire la febbre del pianeta, l’importante è farlo in fretta perché l’orologio della Terra sta scandendo gli ultimi rintocchi prima che non sia più possibile tornare indietro.



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