Dove acqua e terra si incontrano
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Sostenibilità

Dove acqua e terra si incontrano

Sul nostro pianeta ci sono luoghi unici sia per il loro valore naturale sia per i doni che offrono all’umanità. Territori senza i quali la nostra stessa esistenza e sopravvivenza sarebbe impossibile. Tra questi custodi di biodiversità troviamo laghi, fiumi, stagni e paludi esempi di quelle zone umide dove si incontrano e si fondono tra loro i due elementi che costituiscono i pilastri della vita: terra e acqua. Nonostante questa ricchezza naturale, culturale e sociale, le zone umide sono purtroppo anche tra gli ecosistemi più fragili e a rischio del pianeta.

Sul nostro pianeta ci sono luoghi unici sia per il loro valore naturale sia per i doni che offrono all’umanità. Territori dal quale sgorga la vita nelle sue diverse declinazioni e senza i quali la nostra stessa esistenza e sopravvivenza sarebbe impossibile. Tra questi custodi di biodiversità troviamo laghi, fiumi, stagni e paludi esempi di quelle zone umide dove si incontrano e si fondono tra loro i due elementi che costituiscono i pilastri della vita: terra e acqua.

Un ambiente perfetto per rilassarsi…

Per zone umide si intende infatti genericamente qualsiasi luogo naturale caratterizzato dalla compresenza di questi due elementi. Si tratta di territori che svolgono un ruolo fondamentale per il pianeta: sono depositari di un grande patrimonio ecosistemico, meta delle più importanti rotte migratorie degli uccelli, fonti di acqua e di ossigeno e, grazie alla ricca vegetazione presente in queste aree, un tassello imprescindibile nell’assorbimento dell’anidride carbonica. Le zone umide oggi ricoprono il 6% della superficie terrestre, producono il 24% del cibo e il 75% delle riserve mondiali di acqua dolce proviene proprio dai bacini idrografici e dalle zone umide delle aree boschive1.

Si tratta di territori che grazie alla presenza di piante e acqua offrono paesaggi unici nel loro genere, meta prediletta di chi vuole entrare in contatto con la natura e osservare le sue meraviglie. Uno studio condotto dal Dipartimento di Ecologia dell’Università di Madrid ha, ad esempio, evidenziato che i cittadini, quando scelgono di recarsi in ambienti naturali per turismo o a scopo ricreativo preferiscono i paesaggi che si caratterizzano proprio per il binomio acqua/bosco.

…ma che non proteggiamo abbastanza

Nonostante questa ricchezza naturale, culturale e sociale, le zone umide sono purtroppo anche tra gli ecosistemi più fragili e a rischio del pianeta. In Europa, nell’ultimo secolo, ne è scomparso il 90% e secondo i dati del SOER Freshwater 20202, soltanto il 40% dei corpi idrici superficiali presenta un buono stato ecologico e le zone umide sono ampiamente degradate.

Le cause? Trasformazione dei territori per mano dell’uomo, inquinamento e cambiamenti climatici.

Parliamo di alberi. Ancora una volta

La prima barriera a tutela di questo patrimonio viene dalla natura stessa, ovvero da alberi e arbusti che nascono e crescono in prossimità di queste aree e per i quali si parla più propriamente di boschi ripariali.

I boschi ripariali possono essere presenti naturalmente, lungo le sponde dei corsi d’acqua, oppure creati ad hoc attraverso appositi interventi di messa a dimora di piante in prossimità di bacini artificiali. Grazie alla collaborazione con Mosaico Verde, anche noi andremo ad intervenire con un progetto di riforestazione della durata di tre anni che in parte ha come obiettivo proprio quello di andare a creare habitat di questo genere.

Molteplici le funzioni che questi alberi svolgono, prima fra tutte quella di filo rosso che unisce il mondo acquatico a quello terrestre facendo allo stesso tempo da filtro naturale per impedire che sostanze inquinanti di origine antropica, come pesticidi, polveri e concimi, possano raggiungere le acque sia superficiali che sotterrane. Una barriera che si viene a creare grazie alle loro radici dove si sviluppano quei microrganismi che sono necessari ad innescare i processi chimici per la depurazione dell’acqua. Una funzione che sicuramente assume ancor maggior valore in presenza di falde acquifere, dove gli alberi non solo migliorano la qualità dell’acqua, ma la catturano facendo sì che non evapori dal suolo e si infiltri nel terreno, iniziando un viaggio sotterraneo che contribuirà alla sua purificazione. Questi boschi sono poi fondamentali per la stabilizzazione delle sponde, limitano i processi erosivi, regolando allo stesso tempo gli afflussi e deflussi idrici.

Purtroppo, la loro presenza non è sufficiente a proteggere il patrimonio naturale delle zone umide la cui conservazione è sempre più compromessa.

Un patrimonio da proteggere

 

La necessità però, sempre più avvertita a livello internazionale, di tutelarle, soprattutto in ragione della loro grande ricchezza ecosistemica, ha portato il 2 febbraio 1971 all’adozione della “Convenzione sulle zone umide”, anche nota come Convenzione di Ramsar dal nome della città dell’Iran in cui fu siglata, il cui scopo era ed è quello di porre un freno alla distruzione da parte dell’uomo di questi luoghi riconoscendo allo stesso tempo il loro grande valore ecologico, scientifico, culturale ed economico.

La stipula di questo trattato ha permesso di identificare le più importanti zone umide mondiali proteggendo in questi cinquanta anni, più di 2000 aree3. Solo in Italia sono 65 le zone Ramsar per un totale di oltre ottantamila ettari, distribuite in 15 regioni4.



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