I PAC, a volte ritornano... o forse non se ne sono mai andati
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Pianificazione Finanziaria
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di Marco Oriani

I PAC, a volte ritornano... o forse non se ne sono mai andati

Nel 1949 Benjamin Graham, figura ispiratrice di Warren Buffett, pubblicava un saggio ancora molto attuale. In questo libro, Graham richiamava il sistema del “Dollar Cost Averaging”, un modello che prevede l’investimento, ad intervalli temporali regolari, di una quantità fissa di denaro in strumenti finanziari, tipicamente azionari. Questo meccanismo sta alla base dei ben noti “Piani di accumulo (PAC)”. Dopo ogni crisi finanziaria, i PAC vengono riscoperti e scalano le classifiche delle strategie più proposte alla clientela. Oltre a gestire l’emotività e ridurre la volatilità i PAC trasformano momenti di mercato sfavorevoli in interessanti opportunità di acquisto, costruendo posizioni con prezzi medi di carico potenzialmente inferiori rispetto ad altre strategie.

Correva l’anno 1949 quando il prof. Benjamin Graham, uno dei grandi padri della finanza moderna, nonché maestro e ispiratore di Warren Buffett, pubblicava “The Intelligent Investor”, un saggio di tecnica degli investimenti finanziari che contiene spunti ancora oggi di grande attualità. 

In questo libro Graham richiamava il sistema del “Dollar Cost Averaging”, un modello che prevede l’investimento, ad intervalli temporali regolari, di una quantità fissa di denaro in strumenti finanziari, tipicamente azionari. Questo meccanismo sta alla base dei ben noti “Piani di investimento programmato” o “Piani di accumulo (PAC)”, che dagli anni Ottanta ad oggi hanno consentito a molti risparmiatori italiani di effettuare investimenti mediante periodici versamenti di capitale, tipicamente indirizzati verso fondi comuni di investimento.

Alcuni dei maggiori pregi di questi piani sono:

  • la gradualità dell’investimento nel tempo che è così alla portata di tutti;
  • la flessibilità in termini di durata del piano, periodicità dei versamenti (quella mensile è largamente più diffusa), importo di ciascuno di essi, che può essere collegato alle disponibilità di reddito e risparmio dell’investitore;
  • la diversificazione dell’investimento, che è tipicamente rivolto a forme di risparmio gestito (e non a singoli titoli) acquistate in diversi momenti di mercato.
23042020 Oriani PAC articolo investimenti

 

Come si sa… le buone idee non vanno mai in pensione! 

E infatti, regolarmente, dopo ogni crisi finanziaria derivante da attentati terroristici, fallimento di grandi operatori (Lehman Brothers), problemi di debito sovrano e ora questo maledetto Covid-19, i piani di accumulo vengono riscoperti e scalano le classifiche delle strategie più proposte alla clientela da filiali bancarie, consulenti e private bankers.

Una caratteristica preziosa dei piani di accumulo è che essi consentono di non rimanere vittime della cosiddetta “trappola dell’emotività”. Tale termine si riferisce al fenomeno per cui un investitore, come mostra il grafico seguente in cui è riportato l’andamento dell’indice MSCI AC World dal 1990 ad oggi, è portato ad investire quando è euforico ed i prezzi degli strumenti finanziari sono vicini ai massimi; viceversa, quando le emozioni lo avvincono, si trasformano in paura e poi in panico, l’investitore tende a disinvestire proprio quando i prezzi si avvicinano ai minimi, contrariamente a quanto sarebbe più opportuno fare. 

 

Fig1. La trappola dell'emotività

investor fund flows and market perf

Fonte: Fidelity, Refinitiv, febbraio 2020
 

I piani invece, con il loro meccanismo di investimento automatico a scadenze predeterminate, riescono ad evitare che gli investitori restino vittime delle loro emozioni. In tempi di coronavirus il mercato è sceso in modo pronunciato in tempi rapidi, e molti investitori non hanno la “forza morale” per aumentare gli acquisti, come invece farebbero volentieri quando il mercato sale. In tal modo, però, essi si precludono l’opportunità di acquistare a condizioni molto appetibili.
I piani di accumulazione automatici, viceversa, “superano” le emozioni e procedono ogni mese a sottoscrivere lo strumento alla base del piano in qualunque condizione di mercato. In pratica con il piano si rimane sempre investiti e si colgono così i rimbalzi consistenti che seguono i periodi di crisi e che svolgono un effetto fondamentale per la performance di un portafoglio. Ad esempio, nel periodo 31.12.1992-31.12.2019 lo S&P500 ha realizzato un rendimento pari a ben il 1170%; se tuttavia si fossero tolti da questi 17 anni, rispettivamente, i 5 ed i 30 giorni di migliore performance, il rendimento sarebbe sceso a 742% nel primo caso ed a 159% nel secondo.
Quanto sarebbe costato ad un cliente non essere investito proprio in quei giorni!

Oltre a gestire l’emotività e ridurre la volatilità i piani di accumulo sono in grado di trasformare momenti di mercato assai sfavorevoli in interessanti opportunità di acquisto, costruendo posizioni con prezzi medi di carico potenzialmente inferiori rispetto ad altre strategie.Un esempio in questa direzione è fornito dal grafico sottostante in cui, con riferimento ad un indice di mercato molto conosciuto (MS Global Brands) si confronta nei 15 anni che intercorrono da fine 2004 a fine 2019 il rendimento di un investimento di € 50.250 in un’unica soluzione (PIC) al 31.12.2004, con quello di un piano di accumulo (PAC) che prevede un versamento iniziale di € 5.500 e successivi conferimenti mensili di € 250 fino al termine del 2019.

 

Figura 2 – Il rendimento dei piani di accumulo

il rendimento dei piani di accumulo

Fonte: elaborazione su valori MS Global Brands dal 31.12.2004 al 31.12.2019° Versamento iniziale € 5.500 e conferimenti mensili successivi di € 250 

 

Come si può notare dal grafico il rendimento del piano di accumulo è nettamente superiore a quello dell’investimento in un’unica soluzione, proprio perché il piano automaticamente ha proceduto ad acquistare anche nei momenti di crisi in cui i prezzi erano più bassi, cosa che il cliente probabilmente non avrebbe avuto il “coraggio” di fare.

Il piano di accumulo può quindi offrire agli investitori notevoli soddisfazioni

Affinché ciò avvenga è però necessario che il cliente:

  • si faccia supportare e si confronti con un valido consulente o private banker circa la durata, la periodicità e lo strumento sul quale realizzare il piano;
  • abbia un orizzonte di medio-lungo periodo (e quindi pazienza) e molta disciplina. In altri termini il cliente deve lasciar “lavorare” il piano e non procedere mai ad interromperlo nelle fasi negative dei mercati, perché questi sono i momenti in cui esso può produrre frutti più abbondanti.

Come nella vita, anche negli investimenti il metodo, la continuità di applicazione e l’ascolto di qualche buon consiglio possono portare a risultati importanti!


Prof. Marco Oriani: Marco Oriani è Direttore del Dipartimento di Scienze dell’Economia e della Gestione Aziendale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna come professore Ordinario di Economia degli Intermediari finanziari. E’ autore di numerose pubblicazioni scientifiche (monografie, curatele, capitoli di libro, articoli in riviste e su journal internazionali) e ha ricoperto incarichi negli organi istituzionali di intermediari finanziari, attività di consulenza direzionale e di formazione per intermediari finanziari.



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