Investire dopo 65 anni: evviva la silver economy
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Pianificazione Finanziaria
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di Claudio Romano

Investire dopo 65 anni: evviva la silver economy

Gli anglosassoni la chiamano la “silver demography”, definizione simbolicamente legata al colore dei capelli. Noi italiani l’abbiamo sempre chiamata, un po’ meno poeticamente: “la terza età”. Parliamo delle stesse persone, tecnicamente di coloro che hanno più di 65 anni. Nell’ambito degli investimenti finanziari, uno dei concetti più importanti, che sfortunatamente è anche uno dei meno utilizzati è la “pianificazione”. Programmare attentamente il proprio futuro dovrebbe essere una delle prime azioni da porre in atto all’inizio della propria carriera lavorativa. E ora che sei arrivato alla fatidica età della pensione, come gestire i tuoi risparmi? Ragionare per “conti mentali” è la strategia migliore. Ogni conto ha un obiettivo e quindi una durata diversa. Largo alla silver economy.

Gli anglosassoni la chiamano la “silver demography”, definizione simbolicamente legata al colore dei capelli. Noi italiani l’abbiamo sempre chiamata, un po’ meno poeticamente: “la terza età”. Parliamo delle stesse persone, tecnicamente di coloro che hanno più di 65 anni. Abbiamo trattato il tema nell'articolo sulle Generazioni.

Parliamo a te: sei nato prima del 1956 e hai vissuto decenni importanti e irripetibili: il miracolo economico, lo shock petrolifero, l’edonismo reaganiano, il crollo del muro, la seconda repubblica, la new economy, l’euro e il “whatever it takes”, fino al Covid. Un bel mezzo secolo abbondante di rivoluzioni che potrebbero riempire di saggezza e consapevolezza più di una vita. Bene, caro sessantacinquenne, ne hai viste tante, hai fatto tante scelte, di sicuro molte azzeccate, ma con i risparmi come sei messo?

Hai pensato al Long Term?

Nell’ambito degli investimenti finanziari, uno dei concetti più importanti, che sfortunatamente è anche uno dei meno utilizzati è la “pianificazione”. Programmare attentamente il proprio futuro dovrebbe essere una delle prime azioni da porre in atto all’inizio della carriera lavorativa, che, nella maggior parte dei casi, coincide con la fase di raccolta finanziaria.

Nell’ottica di una corretta pianificazione, bisognerebbe attentamente pensare al futuro con delle coperture sui rischi di lungo periodo sottoscritte e finanziate in età lavorativa. Gli anglosassoni chiamano questo concetto “long term care”. Non aver mai pensato ad evenienze del genere è un errore, ma comunque riparabile. Anche in questo caso, una franca discussione con il tuo consulente bancario può porre rimedio ad una svista di programmazione.

I “conti mentali”. Meglio avere più obiettivi

Una vecchia abitudine, forse non tanto sbagliata, era tenere in casa diversi salvadanai dove riporre i risparmi, finalizzando ciascuno di essi ad un preciso obiettivo. C’era il contenitore per le spese estive, quello per un acquisto particolare, quello per il matrimonio dei figli. Non era una logica sbagliata: molti guru della consulenza finanziaria, i cosiddetti financial coach, consigliano di suddividere il proprio portafoglio in diversi “conti mentali” con differenti durate attese. Per te potrebbe essere utile suddividere in tre conti in ordine di durata: uno per le coperture di spese di emergenze (la programmazione, prima di tutto!), uno per le spese di longevità e uno per la famiglia.


Soldi per le emergenze: cash is (not) king!  

Avere una disponibilità immediatamente disponibile non significa sostituire le molle del materasso con i contanti, ma equivale a fare investimenti a breve periodo senza commissioni di uscita e senza procedure particolari di smobilizzo. Anche in questo caso il Conto Corrente NON è mai stata la soluzione migliore. Come la battuta del titolo “i contanti non sono il re”, ci sono molti Fondi Comuni con un grado di rischio più basso che consentono di avere una disponibilità pressoché immediata

Spese per la longevità: basso rischio a chi? 

Sfatiamo subito un falso mito: chi dice che il profilo di investimento di un sessantacinquenne debba essere per forza di breve periodo? Le statistiche sono incoraggianti, l’orizzonte temporale di un “silver” può essere anche di medio periodo, almeno in una parte del portafoglio e soprattutto se realizzato nell’ottica del passaggio generazionale del patrimonio. Ne parleremo meglio nel prossimo paragrafo.  

Le azioni stanno bene su tutto 

Una regoletta semplice del mondo degli investimenti. La componente azionaria di un portafoglio deve essere pari ad una percentuale data da 100-l’età. Nel nostro caso, caro sessantacinquenne, dovresti avere almeno il 35% del tuo portafoglio investito in azioni. Risultato ottenuto appunto togliendo 65 dalla quota totale 100. È circa un terzo del proprio patrimonio finanziario, non proprio una cifra banale, per cui vale la pena predisporre con il tuo consulente bancario un giardinetto di prodotti azionari con un orizzonte temporale di medio/lungo periodo. L’ambito di investimento è pressoché sconfinato, nel mondo ci sono tanto mercati azionari interessanti, ma si può guardare anche in casa propria. Negli ultimi anni, infatti si sta rivelando particolarmente remunerativo il mercato azionario domestico, che oltre a fornire finanziamenti al settore dell’economia reale, attraverso alcuni strumenti finanziari, consente interessanti agevolazioni fiscali. Se non li conosci già, prova a chiedere informazioni su tre parole: Piani Individuali di Risparmio, PIR per gli amici. Potresti avere piacevoli sorprese.

 

Pensa ai tuoi cari

Il benessere futuro dei propri cari dovrebbe essere una priorità in tutto l’arco della propria vita e per questo motivo, non vale la pena responsabilizzarsi troppo in questa fase rispetto a quanto si sarebbe dovuto fare già nel momento stesso in cui si è creato un proprio nucleo familiare. In questa fase, comunque, può essere utile aiutare i propri cari a costruirsi una posizione previdenziale favorendo l’iscrizione ad una forma pensionistica complementare che, ricordiamolo, è un passo quasi obbligatorio nella vita finanziaria di tutti.

 



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