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Quando è nata la Finanza Comportamentale?
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Finanza comportamentale
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di Barbara Alemanni

Quando è nata la Finanza Comportamentale?

Intervista alla Professoressa Barbara Alemanni, autrice del libro “Finanza Comportamentale”

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di migliorarci come risparmiatori ed investitori. Per fare ciò dobbiamo avere accesso agli strumenti giusti per analizzare le nostre azioni e tentare di non commettere più gli errori che danneggiano i risultati dei nostri investimenti. Verso la fine del secolo scorso è nata una nuova disciplina, la finanza comportamentale, che ha completamente capovolto l’oggetto degli studi economici. Mentre prima le dinamiche di funzionamento dei mercati venivano analizzate modellizzando il comportamento umano, con la finanza comportamentale l’essere umano diventa il centro degli studi. Non è un caso infatti che i primi comportamentalisti sono stati studiosi di psicologia. Oggi abbiamo il piacere di parlare con una docente di finanza, la professoressa Barbara Alemanni per capire insieme a lei come possiamo migliorarci come investitori.

 


Domanda: Buongiorno e benvenuti. Oggi siamo in uno scenario inedito, ospitiamo infatti una intervista con una gradita ospite che già in passato è stata presente in questa pagina attraverso i suoi articoli. Abbiamo il piacere di ospitare dal vivo la professoressa Barbara Alemanni dell'Università di Genova e della Bocconi. L'occasione del nostro incontro è la pubblicazione della seconda edizione del libro “Finanza comportamentale”, un interessante viaggio all'interno degli errori che ci fanno perdere denaro. E’ un libro che abbiamo trovato particolarmente stimolante perché destinato sia ai clienti che ai professionisti della consulenza. Per ogni casistica di errore, infatti, è riportato il giusto atteggiamento che bisogna avere per tentare di risolvere questo errore assieme ad un consulente. Quindi un libro per tutti con un intento chiaro: aiutarci ad investire meglio. Partirei subito con la prima domanda con una data, il 10 dicembre 2002, giorno in cui uno psicologo, Daniel Kahneman, vince il Premio Nobel dell'economia. Fino ad allora, come sappiamo, in economia il comportamento degli agenti economici veniva studiato attraverso dei modelli matematici che erano molto eleganti e formali ma poco vicini alla realtà di come noi ragioniamo, risolviamo i problemi e prendiamo decisioni. Quindi ti chiedo, che ruolo gioca oggi l'economia comportamentale?

 

Risposta: Diciamo che in questi vent'anni dal Premio Nobel attribuito a Daniel Kahneman, ribadisco un Premio Nobel dell'economia attribuito a uno psicologo, cosa non da poco, l'economia comportamentale ha assunto un ruolo decisamente crescente, una rilevanza crescente. Questo nel contesto accademico sicuramente, ma la cosa che ci interessa di più è anche la pregnanza di questi studi del mondo reale, in particolare nel mondo finanziario. Prendiamo le Banche Centrali, oggi tutti i modelli macroeconomici di stima hanno dentro delle variabili connesse al sentiment, connesse alla confidenza. Prendiamo la regolazione dei sistemi finanziari: sempre di più i regolatori scrivono delle norme behavioral inspired quindi che hanno dentro anche l’analisi del comportamento. Non ultima prendiamo pure l'industria finanziaria perché anche in questo caso, sempre di più gli insegnamenti dell'economia comportamentale sono dentro le dinamiche con cui vengono predisposti prodotti con cui si ragiona nei confronti dei clienti. Quindi da disciplina di confine oggi certamente l'economia comportamentale e la finanza comportamentale in particolare, che è ciò di cui io mi occupo, è diventata molto più mainstream.


Domanda: Io proseguirei citando anche un assunto che abbiamo letto nel libro: sbagliano anche gli esperti. Questo è un dato di fatto. Evidentemente non è soltanto un problema di mancanza di cultura finanziaria. A questo punto la domanda è legittima, se sbagliano i cosiddetti esperti, che tipo di atteggiamento possiamo avere noi investitori per eliminare gli errori comportamentali e quindi migliorarci?

 

Risposta: Quello degli errori è un tema su cui io mi soffermo molto nel libro e vale la pena dire una cosa. Gli errori sono intrinseci nel nostro modo di ragionare, di impostare il problema. Nessuno di noi fa un ragionamento, “scientificamente corretto”, quindi usiamo un ragionamento di tipo approssimato e in qualche modo sommario. L'idea di fondo è che noi non usciremo mai da questo modo di ragionare perché è naturale, intrinseco. Non diventeremo mai delle macchine infallibili, ma è questo il grosso insegnamento dell'economia comportamentale. Siamo nelle condizioni di riconoscere da dove vengono gli errori di questo tipo di ragionamento e intervenire a monte su quelli che possono essere le conseguenze. Quindi se vogliamo riassumere in una parola chiave il modo per ridurre l'impatto di questi errori è: disciplina. Questo è l'approccio che viene presentato anche nel libro che prende il nome di debiasing, cercare di ridurre l'impatto dei bias.

 

 

 

Barbara Alemanni è Professore di Economia degli Intermediari Finanziari presso l’università di Genova e Affiliate Professor alla SDA Bocconi School of Management. E’ membro del Consiglio di Amministrazione dell’Università di Genova e presso la stessa Università presiede il Comitato Lasciti. E’ Consigliere di Amministrazione non esecutivo e indipendente di Borsa Italiana SpA e  di Fincantieri Spa. Partecipa al Comitato degli investimenti dell’IIT e dal 2016 è membro del Group of Economic Advisors (GEA) dell’ESMA. E’ stata consulente scientifico per il MEFOP e ha fatto parte del gruppo di lavoro CONSOB-Università sul tema del Fintech. E’ un esperta di finanza comportamentale, di micro e macro struttura dei mercati finanziari e di regolamentazione dei mercati finanziari.



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