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Nudge: la spinta gentile per aiutarci a decidere
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Finanza comportamentale
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di Claudio Romano

Nudge: la spinta gentile per aiutarci a decidere

A partire dalla seconda metà del ‘900 è aumentato il ricorso a modelli matematici per effettuare previsioni in campo economico. Questi modelli partono da una serie di assunti di base, tra cui l’ipotesi che gli individui siano completamente razionali nelle loro scelte. In realtà, alcuni psicologi ci hanno dimostrato con esperimenti pratici che il comportamento umano è più istintivo e hanno di fatto creato una nuova disciplina: la c.d. finanza comportamentale.
Sulla base di queste teorie sono state create alcune legislazioni che prevedono una “spinta” verso atteggiamenti più virtuosi, la c.d. “nudge economy” che può aiutarci ad effettuare scelte migliori pur rimanendo nell’ambito del libero arbitrio.

In una bella giornata di sole, esci di casa, attraversi la strada e vai sulla spiaggia (se dobbiamo fare un’ipotesi, meglio farla abitando di fronte al mare, no?). Lì, tra le dune, trovi una bottiglia di vetro abbandonata. Decidi di emulare la bella trama del libro Una bottiglia nel mare di Gaza (un consiglio: leggilo) e quindi scrivi un messaggio di pace e lanci la bottiglia nel mare. 
Da quelle parti si trova a passare uno scienziato (sta diventando una storia un po’ inverosimile) che ti propone un patto: tu gli pagherai la cena e lui ti rivelerà dove si troverà quella bottiglia tra un anno. 
A questo punto, incuriosito dall’esimio professore, gli paghi la cena. E sentirai questa risposta: «Nell’ipotesi che le correnti marine si mantengano costanti e che non ci sarà nessun intervento esterno, l’ipotesi più plausibile è che la bottiglia tra un anno si troverà in questo punto». E, a riprova della bontà delle sue argomentazioni, ti mostra un elegante, ma poco comprensibile, modello matematico. Purtroppo, la cena è già pagata. Ti rendi conto che, seppur ineccepibile, la previsione è troppo lontana dalla realtà e quindi non ti può essere di aiuto. 

Bottiglia

 

Ma siamo razionali o no? E anche Greenspan ammette…

Uno dei più importanti studi sul comportamento umano in campo economico è stato scritto da due matematici, John Von Neumann e Oskar Morgenstern, i quali, nel 1944, pubblicarono Theory of Games and Economic Behavior, un paper diventato sacro nel campo economico in cui i due studiosi ipotizzavano la modellizzazione del comportamento dell’agente economico (il c.d. homo economicus). In particolare, egli sarebbe stato in grado:

  • di disporre in sequenza le proprie preferenze: quindi, se preferisce il gelato alla pizza e la pizza alla torta di mele, egli preferirà il gelato alla torta di mele;
  • di massimizzare la sua utilità;
  • di analizzare e prevedere nel modo migliore la situazione e i fatti del mondo circostante, al fine di operare la scelta più corretta. 

Nell’ipotesi in cui tutti gli agenti siano razionali in un mercato interamente libero, si possono costruire dei modelli economici che massimizzano l'utilità di ciascuno, quindi abbiamo dei mercati perfettamente efficienti. 
Ora, se i mercati sono efficienti perché ogni tanto scoppiano delle crisi che nessuno aveva previsto? Alan Greenspan, che ha diretto la Banca Centrale statunitense fino al 2006, ha scritto nel 2013 un eloquente articolo (1), dal titolo: Non l’ho vista arrivare. Perché la crisi ha colto di sorpresa gli economisti, in cui senza mezzi termini ci ha spiegato che ci sono stati dei fattori irrazionali, una componente istintiva, spontanea e passionale che non è stata vista dai modelli previsionali. Tali fattori invece sono ampiamente studiati dalla finanza comportamentale. In altri termini, siamo homo sapiens e non homo economicus.

 

Nudge

 

«Pensa al futuro», direbbe un padre di famiglia

Un esempio molto chiaro: gli umani faticano a prendere delle decisioni e quando lo fanno si mantengono spesso ancorati allo scenario iniziale, al c.d. status quo. E’ noto che molti giovani non si decidono a sottoscrivere una forma di previdenza integrativa e dall’altro lato molti sottoscrittori non modificano il comparto di destinazione dei loro contributi previdenziali, che in realtà andrebbe modificato in base al numero di anni mancanti al pensionamento. 

Per risolvere questo problema in molti paesi sono stati creati dei piani con approccio maggiormente “comportamentale”. E’ la cosiddetta “filosofia nudge”, l’approccio della spinta gentile.
Negli Stati Uniti (Pension Protection Act, 2006), in Nuova Zelanda (KiwiSaver, 2007) e in Gran Bretagna (Pension Bill, 2008) l’iscrizione alle forme di previdenza è pressoché obbligatoria, così come l’importo versato, che cresce in base allo stipendio e al passare del tempo. 
In questo campo è evidente che il legislatore abbia da tempo abbandonato l’approccio classico, abbracciando teorie di stampo chiaramente comportamentale, del tipo: “ti ricordo io cosa è meglio per te”. Rimane la curiosità su quali saranno i prossimi ambiti di applicazioni delle teorie di finanza comportamentale. 
P.S. Forse rimane un ulteriore desiderio in sospeso: la bottiglia della storia iniziale. In realtà, essendo stata lanciata dalla spiaggia e quindi a pochi metri di distanza, c’è un’elevata probabilità che faccia ritorno sulla spiaggia stessa in poche ore. Il professore che si trovava per caso ha solo approfittato per scroccare una cena. Vatti a fidare degli scienziati.

Per approfondimenti: 
(1) A. Greenspan, Never Saw It, in “Foreign Affairs” dicembre 2013
Richard H. Thaler, Cass R. Sunstein. Nudge. La spinta gentile. Feltrinelli



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