Garino: PIR il plus del vantaggio fiscale

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In occasione della tavola rotonda sui Piani individuali di risparmio organizzata dalla redazione di Fondi&Sicav con i manager di quattro tra le principali società di gestione operanti in Italia è stato intervistato Andrea Garino, Responsabile Advisory e Sviluppo Prodotti di Arca Fondi SGR.

  • Il vantaggio fiscale ha rappresentato l’elemento maggiormente apprezzato dagli italiani, da sempre sensibili a  questo tema;
  • Una volta calamitata l’attenzione degli italiani verso i Pir è fondamentale veicolare il messaggio che questi sono strumenti d’investimento di medio periodo, che vanno approcciati in un’ottica di pianificazione finanziaria.

 

La redazione di Fondi&Sicav ha organizzato una tavola rotonda sui PIR (Piani individuali di risparmio), ospite  Andrea Garino Responsabile Advisory e Sviluppo Prodotti di Arca Fondi SGR insieme ai manager di altre tre tra le principali società di gestione operanti in Italia: Paolo Proli di Amundi Sgr, Federico Marzi di Fideuram Investimenti, Marcello Chelli di Lyxor Etf per analizzare le caratteristiche di questa tipologia di prodotti e quali sono i principali driver che stanno guidando la raccolta.

  • I Pir si stanno dimostrando strumenti utili a ribilanciare i portafogli dei risparmiatori verso il mercato italiano;
  • Rappresentano una grande opportunità per veicolare risorse finanziarie verso le imprese italiane instaurando un circolo virtuoso volto a stimolare la crescita dell’economia reale del nostro paese.

A pochi mesi dal lancio i Pir stanno riscuotendo un successo al di là delle aspettative, con una raccolta che si stima raggiungerà i dieci miliardi di euro entro la fine dell’anno. Indubbiamente il primo catalizzatore dell’interesse da parte della clientela italiana verso questi strumenti è stato il tema del vantaggio fiscale, che consiste nella defiscalizzazione del capital gain nel lungo termine, come del resto è avvenuto negli altri Paesi dove analoghe proposte di investimento e finanziamento locale sono presenti già da diversi anni, se non da decenni, come gli Individual saving account nel Regno Unito o i Plan d’épargne en actions (Pea) in Francia.

Va detto però che, dopo un primo trimestre dove l’aspetto fiscale è stato il driver principale che ha guidato il successo di questi strumenti, negli ultimi mesi è andata consolidando sempre più anche la consapevolezza che i Pir danno l’opportunità di veicolare una parte considerevole di capitali verso le piccole e medie imprese italiane: questa attenzione verso il made in Italy è vista sempre più con positività tanto dagli investitori italiani quanto dagli imprenditori, questi ultimi in particolare alla ricerca di una fonte di investimento alternativa rispetto al credito bancario.

Per le caratteristiche dello strumento, e per i vincoli imposti dalla normativa riguardo agli importi massimi sottoscrivibili, a manifestare interesse nei confronti dei Pir è una clientela molto ampia e diversificata, anche perché il tema è stato proposto sin dall’inizio in maniera abbastanza allargata da parte dei diversi canali di distribuzione. Il taglio medio degli investimenti finora effettuati è intorno ai 15.000 euro, ma potrebbe esserci un’ulteriore accelerazione da qui alla fine del 2017, non solo perché molti investitori decideranno di ottimizzare i vantaggi del beneficio fiscale, previsto per importi fino a 30.000 euro all’anno, ma anche perché dal lancio i Pir hanno registrato delle ottime performance. La modalità privilegiata dalla clientela per approcciare i Pir è stata in questi primi mesi quella dei versamenti in un’unica soluzione, anche se, soprattutto per i prodotti con una componente pura azionaria, stanno avendo una certa diffusione anche le formule dei piani di accumulo, con tagli medi sicuramente interessanti.

Per i Piani individuali di risparmio questo primo anno è quindi destinato a chiudersi con risultati ben superiori rispetto alle previsioni iniziali.